(ASCA) - Roma, 9 mar - ''Nel 2010 per la prima volta non si e' verificato negli allevamenti italiani nessun caso di mucca pazza a conferma dell'efficacia delle misure di prevenzione adottate durante i dieci anni dall'inizio dell'emergenza nel 2001 quando si scoprirono 50 casi''. E' quanto e' emerso nel corso dell'incontro ''Mucca pazza: dieci anni dopo'', promosso dalla Coldiretti e dalla Fondazione Univerde. L'encefalopatia spongiforme bovina (Bse), cosiddetta sindrome della ''mucca pazza'', venne diagnosticata per la prima volta in un allevamento in Gran Bretagna nel 1985 e qualche anno dopo le farine animali, utilizzate come mangime destinato all'alimentazione del bestiame, furono identificate come causa dell'epidemia dopo essere state a lungo sponsorizzate da gran parte del mondo scientifico. ''Si e' trattato della dimostrazione che la scienza non e' infallibile e che, quando si tratta di questioni alimentari, occorre procedere con prudenza per evitare danni irreparabili'', ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che la ''mucca pazza ha rappresentato un precedente determinante per l'affermazione del principio della precauzione nell'introduzione di nuove tecnologie nell'ambito alimentare che di fatto ha contribuito ad evitare contaminazioni da Ogm (Organismi Geneticamente Modificati) nell'agricoltura italiana''. Dalla Gran Bretagna dove si sono verificati centinaia di migliaia di casi negli allevamenti la malattia e' stata ''esportata'' in tutta Europa nonostante i provvedimenti cautelativi adottati dall'Unione Europea. Il primo caso di mucca pazza in Italia fu individuato il 16 gennaio 2001 e dopo dieci anni la Bse e' ''di fatto scomparsa dagli allevamenti italiani per l'efficacia delle misure adottate per far fronte all'emergenza come - sottolinea la Coldiretti - il monitoraggio di tutti gli animali macellati di eta' a rischio, il divieto dell'uso delle farine animali nell'alimentazione del bestiame e l'eliminazione degli organi a rischio Bse dalla catena alimentare. Per le misure di sorveglianza 'attiva' sono stati spesi dal 2001 ad oggi oltre 6 milioni di test finanziati dallo Stato italiano per un costo stimabile intorno oltre i 100 milioni di euro''.i like brand watches see fashion watches at here:haobiao and fangbiao
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